Gli auguri del Presidente Casasco

del 10.12.2014

Il 2014 si sta per concludere e, come tutti gli anni in questo momento, è tempo di bilanci.
La Nostra Confederazione ha affrontato un anno critico e faticoso ma ugualmente ricco di impegno e di attenta gestione facendo proprie le preoccupazioni e le difficoltà delle imprese che rappresenta.
Il 2014 avrebbe dovuto, secondo le previsioni più ottimistiche, segnare per il nostro Paese l’uscita dalla recessione, che ci attanaglia da ormai 6 anni. Tuttavia, l’anno si chiude con il PIL ancora in flessione e con i consumi a livelli inferiori rispetto ai primi anni 2000, così come gli investimenti.
E’ chiaro che tale crisi influisca negativamente sulla sopravvivenza stessa delle piccole e medie imprese, che pur rappresentando il cuore pulsante del nostro tessuto economico e sociale, ne risentono purtroppo anche delle patologie.
In uno scenario non particolarmente incoraggiante, mi preme tuttavia fare una riflessione su alcuni elementi positivi del nostro Paese, che ci possono offrire una, seppur parziale, prospettiva di rinnovata crescita. L’Italia continua a mantenere un elevato livello di specializzazione nei comparti manifatturieri, riuscendo a primeggiare in alcune nicchie nei mercati mondiali, grazie alla qualità e all’innovazione.
Inoltre, mi pare significativo ricordare come secondo il Trade Performance Index, elaborato dall’Organizzazione Mondiale del Commercio e dell’UNCTAD, l’Italia risulti il primo esportatore mondiale per quanto riguarda l’abbigliamento, i prodotti in pelle e i tessili e al secondo posto per i prodotti della meccanica. Inoltre, è importante tenere a mente come, nonostante la crisi, siano aumentate anche le esportazioni di prodotti ad elevato contenuto tecnologico.
Tutti questi dati ci fanno capire che oltre la crisi, la recessione e la presenza di problemi sociali e, purtroppo, politici che continuano a caratterizzare il nostro Paese, in Italia c’è ancora un’industria di qualità, ci sono ancora imprenditori che lottano, lavorano e tengono alto il nome dell’Italia e, conseguentemente, del Made in Italy.
In conclusione, è certamente un dato di fatto il cambio dello scenario manifatturiero, così come registrato dall’ultimo rapporto Censis, in base al quale tra il 2008 e il 2014, l’Italia ha perso più di 47.000 imprese manifatturiere con una flessione pari a quasi l’8%.

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